Palazzo De’ Toschi
Piazza Minghetti 4/D Bologna

29 gennaio - 28 febbraio 2016

The Camera’s Blind Spot III

La Camera

Sulla materialità della fotografia

Attila Csörgö, ‘Semi-Space’, 2001, in 'The Camera’s Blind Spot II’, installation view, Extra City Kunsthal, 2015 © We Document Art
Attila Csörgő, Semi-Space, 2001. Stampa in b/n all’interno di una cupola in plexiglas (Ø 34 cm), tavolo luminoso. Courtesy Galleria Gregor Podnar, Berlino

Orari di apertura

1-28 febbraio 2016
da martedì a domenica
10.00-13.00 / 16.00-19.00.
Chiuso il lunedì

ingresso libero

Mostra a cura di

Simone Menegoi

Assistente curatrice:

Barbara Meneghel

Intern:

Eleonora Milani

Ives Maes
Ives Maes, 50°58’56”N x 5°22’17”E, 2014. Stampa 3D in titanio, Ø 10 cm. Courtesy dell’artista e Melotte 3D Printing, Zonhoven

LA CAMERA. Sulla materialità della fotografia è il terzo episodio di un progetto espositivo più ampio, a cura di Simone Menegoi, che indaga il rapporto fra scultura e fotografia, il cui titolo complessivo è The Camera’s Blind Spot. I primi due episodi del progetto (The Camera’s Blind Spot I e II) hanno avuto luogo rispettivamente al MAN - Museo d’Arte della Provincia di Nuoro (2013) e ad Extra City Kunsthal di Anversa (2015).

La mostra LA CAMERA. Sulla materialità della fotografia, realizzata in collaborazione con Banca di Bologna, inaugurerà venerdì 29 gennaio alle 18.30 presso Palazzo de’ Toschi (piazza Minghetti 4D) a Bologna, e sarà aperta al pubblico fino al 28 febbraio 2016. Presenterà opere di un gruppo di artisti internazionali, fra cui Dove Allouche, Paul Caffell, Attila Csörgő, Linda Fregni Nagler, Paolo Gioli, Raphael Hefti, Marie Lund, Ives Maes, Justin Matherly, Lisa Oppenheim, Johan Österholm, Anna Lena Radlmeier, Evariste Richer, Fabio Sandri, Simon Starling, Luca Trevisani, Carlos Vela-Prado.

La mostra è uno degli appuntamenti espositivi della 4° edizione di ART CITY Bologna, iniziativa promossa dal Comune di Bologna e da Bologna Fiere per affiancare all’annuale edizione di Arte Fiera un programma di mostre ed eventi culturali di alto profilo, istituendo così un collegamento tra il grande evento fieristico e il tessuto culturale della città.

Le mostre sul rapporto scultura-fotografia si fermano spesso a una concezione “classica” di esso, secondo la quale la fotografia documenta e rivisita opere tridimensionali già esistenti. Una formula che è nata con la fotografia stessa, e ha conosciuto una straordinaria svolta creativa quando scul-tori come Medardo Rosso e Costantin Brancusi, fra la fine del XIX e il principio del XX secolo, im-bracciarono la macchina fotografica e incominciarono a fotografare le loro stesse opere in condi-zioni mutevoli di luce e di spazio. Il ciclo The Camera’s Blind Spot ambisce non solo a documenta-re i più recenti sviluppi di questa tendenza, ma anche a dar conto di altre possibilità, non meno im-portanti; in primo luogo, quella che vede la materialità dell’immagine fotografica spingersi a tal pun-to da trasformare quest’ultima in oggetto. Una sfida a ciò che costituisce sin dal principio il “blind spot” della tecnica fotografica, il suo limite: l’impossibilità di rendere un oggetto tridimensionale su una superficie piana.

Il terzo episodio della serie, intitolato LA CAMERA. Sulla materialità della fotografia sposta il baricentro della ricerca verso il medium fotografico. All’interno di un contenitore espositivo costruito dentro la sala maggiore di Palazzo De’ Toschi (la “camera” del titolo; ma naturalmente c’è un gioco di parole con il senso della parola in inglese, ovvero “macchina fotografica”) saranno presentate opere realizzate con le tecniche fotosensibili più insolite e rare fra quelle attualmente in uso oggi presso artisti visivi e fotografi: dai dagherrotipi di Evariste Richer ai negativi in vetro impressionati dalla luce della luna di Johan Österholm, dalle scansioni fotografiche sferiche di Attila Csörgő ai “monotipi a getto d’inchiostro” di Justin Matherly. Una rassegna di eccentricità, arcaismi, hapax legomena fotografici il cui scopo è quello di spiazzare le aspettative comuni dello spettatore rispetto alla fotografia, e di fargli sperimentare di nuovo, almeno per un istante, la meraviglia del suo avo ottocentesco di fronte a un’invenzione che ha rivoluzionato la cultura visiva e il rapporto stesso con la realtà. Non è una sfida al digitale (le tecniche digitali, del resto, dalla scansione alla stampa 3D, sono alla base di alcune delle opere in mostra) quanto alla sua egemonia assoluta; all’idea che, dopo l’avvento della ripresa digitale, ogni altra tecnica fotografica sia diventata obsoleta, e non possa che essere abbandonata.

Infine, la scultura. L’altro grande termine del progetto The Camera’s Blind Spot non è assente dal terzo episodio della serie. Riemerge nei soggetti: le sculture romane fotografate da Paolo Gioli con un procedimento di sua invenzione, che comprende una pellicola fosforescente, oppure le sta-lattiti e stalagmiti, vere e proprie sculture naturali, fissate su vetro da Dove Allouche con la tecnica ottocentesca dell’ambrotipia. Più spesso, la scultura si ripropone nella presenza fisica di opere ba-sate su tecniche fotografiche, e che tuttavia si stenta a chiamare “fotografie”: ad esempio, la Struc-ture for Moon Plates and Moon Shards (2015) di Johan Österholm, una costruzione realizzata con i vetri di una vecchia serra per fiori, spalmati di emulsione fotosensibile e poi esposti alla luce della luna. In tempi di smaterializzazione dell’immagine fotografica, i singolari “oggetti fotografici” in mostra si propongono come sculture vere e proprie.


PRESS RELEASE

LA CAMERA: Sulla materialità della fotografia (La Camera: On the materiality of Photography) is the third installment in a broader exhibition program, curated by Simone Menegoi and titled The Camera’s Blind Spot, which explores the relationship between sculpture and photog-raphy. The first two parts of the project (The Camera’s Blind Spot I and II) were respectively held at MAN – Museo d’Arte della Provincia di Nuoro in Sardinia (2013) and at Extra City Kunsthal in Ant-werp (2015).

The exhibition LA CAMERA: Sulla materialità della fotografia, produced in partnership with Banca di Bologna, will open on Friday, January 29 at 6:30 PM at Palazzo de’ Toschi (Piazza Minghetti 4D) in Bologna, and remain open to the public through February 28, 2016. It will present works by a sizeable group of international artists: Dove Allouche, Paul Caffell, Elia Cantori, Attila Csörgő, Linda Fregni Nagler, Paolo Gioli, Franco Guerzoni, Raphael Hefti, Marie Lund, Ives Maes, Justin Matherly, Lisa Oppenheim, Johan Österholm, Anna Lena Radlmeier, Evariste Richer, Fabio Sandri, Simon Starling, Luca Trevisani, and Carlos Vela-Prado.

The show is among the exhibitions planned for the 4th ART CITY Bologna, an initiative sponsored by the City of Bologna and by Bologna Fiere to round out the annual Arte Fiera with a program of high-profile exhibitions and cultural events, strengthening the ties between this major art fair and the city’s own cultural fabric.

Exhibitions about the overlap between sculpture and photography often limit themselves to a more classic view of this relationship, with photography used to revisit and document pre-existing three-dimensional works. This is a formula that originated with photography itself, and took an extraordi-narily creative turn when sculptors like Medardo Rosso and Costantin Brancusi, at the turn of the century, shouldered cameras and began photographing their own works in varying conditions of light and space. The Camera’s Blind Spot not only tries to trace the most recent developments in this trend, but to take other equally important possibilities into account; first and foremost, that the material aspect of the photographic image can be accentuated to the point that the latter becomes an object. This is a challenge to what has been the technology’s “blind spot” from the outset: the impossibility of rendering a three-dimensional object on a flat surface.

The third installment in the series, titled LA CAMERA: Sulla materialità della fotografia shifts the center of this investigation towards the photographic medium. An exhibition setting created within the main hall of Palazzo De’ Toschi (the title of the show being a play on words between the English meaning of “camera” and its Italian one, “room”) will house works made with the rarest and most unusual photosensitive techniques currently used by visual artists and photographers: from Evariste Richer’s daguerreotypes to Paul Caffell’s platinum prints, and from Attila Csörgő’s spherical photographic scans to Justin Matherly’s “inkjet monoprints”. A collection of photographic eccentricities, archaisms, and hapax legomena, its aim is to subvert viewers’ usual assumptions about the medium and make them experience anew, for at least a moment, their nineteenth-century ancestors’ awe at an invention that revolutionized visual culture and our relationship to reality itself. This is not a challenge to the digital realm per se (digital techniques like scanning or 3D printing are even at the core of some works in the show) but to its absolute hegemony; to the notion that since its advent, all other photographic techniques have become obsolete and can only be abandoned.

Lastly, sculpture. The other key theme of The Camera’s Blind Spot turns up in the third part of the project as well. At times, in the subjects: the Roman statues photographed by Paolo Gioli through a process of his own invention, involving phosphorescent film; or the stalagmites and stalactites, nature’s own sculptures, which Dove Allouche captures on glass with the nineteenth-century technique of ambrotype. More often, sculpture re-emerges through the physical presence of works that are based on photographic techniques, yet which one hesitates to call “photographs”: for in-stance, Johan Österholm’s Structure for Moon Plates and Moon Shards (2015), an assemblage built from old greenhouse glass, coated in photosensitive emulsion and then exposed to moonlight. In an era when the photographic image tends to be dematerialized, the individual “photographic objects” in the exhibition present themselves as true sculptures.

Exhibition partner Banca di Bologna is a bank with close local ties both to the city of Bologna and to the area around it. Its many initiatives have included refurbishing Piazza Galvani, restoring the Oratorio dei Fiorentini and Bologna’s city gates, recovering and upgrading Piazza Minghetti, and renovating Palazzo de’ Toschi. It has also been involved in the restoration of the Basilica of San Petronio and its Chapel of the Archangel Michael, with the famous fresco by Calvaert. This year, the bank organized a series of lectures on “art and food” for the occasion of Expo 2015, with emi-nent scholars and critics helping to explore how artists have approached this theme over the cen-turies. In addition, it recently presented a photography exhibition in partnership with Collezioni Alinari: L'industria bolognese, un DNA riconosciuto, with many images on view for the first time. These activities will continue in 2016, starting with the exhibition LA CAMERA: Sulla materialità della fotografia, organized at Palazzo de' Toschi in conjunction with Arte Fiera 2016.

Opening hours

February 1-28, 2016
from Tuesday to Sunday
10:00-1:00 PM / 4:00 PM-7:00 PM.
Closed Mondays

Free admission

Exhibition curated by

Simone Menegoi

Assistant curator:

Barbara Meneghel

Intern:

Eleonora Milani

Location:

Palazzo De’ Toschi
Piazza Minghetti 4/D, Bologna, Italy

Palazzo De' Toschi